Distinzione garanzia propria ed impropria e riflessi in tema di giurisdizione. Cassazione civile , SS.UU., sentenza 02.04.2009 n° 7991


In tema di giurisdizione nei confronti dello straniero, il criterio di cui all’art. 6, n. 2, della Convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968, resa esecutiva in Italia con la L. 21 giugno 1971, n. 804 – secondo cui, in caso di azione di garanzia, il garante può, di massima, essere citato davanti al giudice presso il quale è stata proposta la domanda principale, anche se carente di giurisdizione rispetto a tale domanda – si applica solo in caso di garanzia propria, ravvisatale esclusivamente quando la domanda principale e quella di garanzia abbiano lo stesso titolo, o quando si verifichi una connessione obiettiva tra i titoli delle domande, ovvero quando sia unico il fatto generatore delle responsabilità prospettato con l’azione principale e con quella di garanzia.”

Poiché la domanda proposta dalla convenuta nei confronti della chiamata società danese integra un’ipotesi di garanzia va affermata la giurisdizione del giudice italiano sulla base dell’art. 6, n. 2, della Convenzione di Bruxelles del 1968

Questo quanto statuito dalla Suprema Corte con la sentenza in epigrafe, con cui i giudici hanno delineato le caratteristiche della garanzia propria ed impropria, ed hanno, altresì, precisato che tale distinzione rileva nella giurisdizione dell’ordinamento interno italiano a differenza dell’ ordinamento internazionale.

Nella fattispecie in esame, la HVALPSUND NET A/S, società di diritto danese, ha proposto regolamento preventivo di giurisdizione nel giudizio nei confronti della AD-AQ s.r.l., perché fosse accertato l’inadempimento della convenuta al contratto, stipulato con l’attrice, di fornitura di prodotti asseritamene difettosi( nella specie: reti di naylon)

La AD-AQ s.r.l eccepiva preliminarmente: la incompetenza territoriale del giudice adito e subordinatamente contestava nel merito quanto asserito dalla società danese; inoltre, chiedeva che fosse autorizzata la chiamata in causa della società danese, produttrice delle reti, affinchè restituisse il prezzo versato da AD-AQ, nonché risarcisse i danni subiti.

La società danese produttrice delle reti costituitasi in giudizio eccepiva la carenza di giurisdizione del giudice italiano e l’incompetenza territoriale del giudice adito.

A tal fine, gli ermellini precisano che la domanda nei confronti della chiamata sia stata proposta in via subordinata all’accoglimento della domanda proposta dall’attrice nei confronti della convenuta; inoltre, la domanda della chiamante ha ad oggetto l’accertamento degli stessi vizi dei beni ed il ristoro dei danni da corrispondersi all’attrice.

.La Suprema Corte osserva che ai fini della decisione sulla giurisdizione, tale domanda della chiamante nei confronti della società danese si pone come domanda di garanzia; inoltre, l’apparente pluralità delle cause petendi nella domanda della chiamante nei confronti della chiamata non modifica tale struttura e funzione della domanda.

Le Sezioni Unite , infatti, hanno statuito, in conformità ad una precedente pronuncia, (Cass. Sez. Unite, 24/07/2007, n. 16296) che ai fini del riparto della giurisdizione tra il giudice italiano ed il giudice straniero opera il criterio del “petitum” sostanziale e non il criterio della prospettazione della domanda.

Gli ermellini, inoltre, hanno sottolineato conformemente a quanto già statuito dalla Suprema Corte (Cass. 24.1.2007, n. 1515; Cass. n. 13178/2006; Cass., 19208/2005; Cass., n. 12029/2002) che la garanzia propria si ha quando la causa principale e quella accessoria hanno in comune lo stesso titolo e anche quando ricorra una connessione oggettiva tra i titoli delle due domande; viceversa, sussiste la garanzia impropria quando il convenuto tende a riversare le conseguenze del proprio inadempimento su di un terzo in base ad un titolo diverso da quello dedotto con la domanda principale, ovvero in base ad un titolo connesso al rapporto principale solo in via occasionale.

Pertanto, gli ermellini concludono, rilevando (ex plurimis: Cass. civ., Sez. Unite, 15/03/2007, n. 5978; Cass., sez. un., n. 579/99; Cass., sez. un., n. 10891/2001; Cass., sez. un., n. 20998/2005) che in tema di giurisdizione nei confronti dello straniero, il criterio di cui all’art. 6, n. 2, della Convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968, resa esecutiva in Italia con la L. 21 giugno 1971, n. 804 si applica solo in caso di garanzia propria; precisano, altresì, che la distinzione tra garanzia propria ed impropria rileva nell’ordinamento interno italiano, ma non nell’ordinamento internazionale.

I giudici della Suprema Corte, infine, precisano che è irrilevante la distinzione tra garanzia propria e impropria ai fini di affermare o negare la giurisdizione del giudice nazionale in caso di chiamata, da parte del convenuto nella causa principale, di un soggetto di diritto straniero, dal quale egli pretenda di essere manlevato, onde consentire la celebrazione del simultaneus processus, dovendo l’indagine circoscriversi, viceversa, al solo accertamento della non pretestuosità di tale chiamata.

A conclusioni delle proprie argomentazioni, le Sezioni Unite dichiarano la giurisdizione del giudice italiano.

fonte: http://www.altalex.com/index.php?idstr=150&idnot=45971

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