May 14, 2011

Più tempo per i versamenti delle imposte e per il 730


Con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri firmato oggi, è stato previsto lo slittamento dei termini, dal 16 giugno al 6 luglio 2011, senza alcun pagamento aggiuntivo, dei versamenti delle imposte dirette, dell’Irap e dell’acconto della cedolare secca.

Il Dpcm prevede, inoltre, in relazione alle stesse imposte, la possibilità di effettuare i versamenti dal 7 luglio al 5 agosto 2011, versando una maggiorazione, a titolo di interesse, pari allo 0,40 per cento.

Quest’anno la proroga riguarda indistintamente le persone fisiche, mentre per tutti gli altri lo spostamento in avanti delle scadenze si riferisce soltanto alle attività interessate dagli studi di settore.

Più tempo anche per i contribuenti che presentano il modello 730, che potrà essere consegnato al datore di lavoro entro il 16 maggio 2011 e ai Caf o ai professionisti abilitati, entro il 20 giugno 2011.

A favore dei Caf e dei professionisti abilitati è stato, inoltre, previsto un differimento dal 30 giugno al 12 luglio 2011 per la trasmissione telematica del modello 730 presentato da lavoratori dipendenti e pensionati.

Estate di riposo per i versamenti e gli adempimenti. Infatti, il Dpcm prevede che le scadenze in agenda tra il 1° e il 20 agosto vengano tutte spostate a sabato 20 e, quindi, automaticamente a lunedì 22 agosto, per consentire ai contribuenti di fruire di più tempo per effettuare i versamenti evitando gli eventuali disagi legati al periodo estivo. Non rientrano, in ogni caso, in questa ultima finestra i versamenti con la maggiorazione dello 0,40 per cento, che vanno eseguiti dal 7 luglio al 5 agosto.

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April 27, 2011

Fisco, più tempo per pagare le rate in caso di difficoltà economiche


I contribuenti in ritardo con le scadenze dei pagamenti possono prolungare fino a sei anni il periodo di dilazione dei debiti fiscali e contributivi, se dimostrano di avere avuto un peggioramento della loro situazione economica. Ricorrendo questa condizione, quindi, hanno la possibilità di rimodulare l’originario piano di rateizzazione dei debiti iscritti a ruolo, in caso di mancato versamento della prima rata o, successivamente, di due rate consecutive.

Equitalia, la società incaricata dell’attività di riscossione nazionale dei tributi, ha illustrato con un comunicato stampa del 18 aprile 2011 le modalità per accedere al beneficio, previsto dall’art.2 del decreto legge n. 225/2010 convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10 (decreto milleproproghe). Emanata anche una direttiva che  fornisce alle società partecipate le necessarie indicazioni operative.

In base al decreto n.225/2010 coloro che hanno ottenuto, dal concessionario della riscossione, la dilazione dei propri debiti fiscali e contributivi, ma non sono riusciti a rispettare la cadenza fissata nel programma di pagamento, possono contrattare, con l’agente di Equitalia, una proroga della rateizzazione "… per un ulteriore periodo e fino a settantadue mesi a condizione che il debitore comprovi un temporaneo peggioramento della situazione di difficoltà posta a base della prima dilazione". La misura vuole essere un ulteriore aiuto concreto a famiglie e imprese in difficoltà:  dal 2008 a oggi il Gruppo Equitalia ha già concesso 1,1 milioni di rateizzazioni per un importo che supera i 15 miliardi di euro.

Alcune delle indicazioni fornite:

  • la richiesta di proroga, che  può essere presentata presso gli uffici degli agenti della riscossione compilando gli appositi moduli e allegando la documentazione necessaria, è circoscritta alle dilazioni definite prima dell’entrata in vigore della legge di conversione del milleproroghe, cioè il 27 febbraio 2011;
  • se la richiesta di proroga riguarda debiti per un importo fino a 5mila euro, sarà concessa in seguito a semplice domanda motivata, che attesti il peggioramento della temporanea situazione di difficoltà del contribuente;
  • se il debito supera i 5mila euro, invece, l’accertamento della temporanea situazione di difficoltà economica viene effettuato differenziando il controllo in base alla categoria del richiedente (persona fisica, ditta individuale, società di capitali, eccetera).

Fonte: Equitalia

April 20, 2011

Nuove esclusioni dagli studi di settore


In attesa che si completi il quadro relativo agli studi di settore per il periodo d’imposta 2010 (mancano, infatti, i modelli con le relative istruzioni, il software e i correttivi “anticrisi”), è bene segnalare l’introduzione di nuove ipotesi di esclusione dagli studi per talune categorie di soggetti.

A livello normativo, la novità è stata introdotta dai DM datati 16 marzo 2011 (relativo alla territorialità) e 22 marzo 2011 attraverso l’inserimento del nuovo art. 5 al DM 11 febbraio 2008 (recante disposizioni per la semplificazione degli obblighi di annotazione separata dei componenti di reddito rilevanti ai fini degli studi di settore).
Nello specifico, l’articolo esclude l’utilizzo dei risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore per l’azione di accertamento (di cui all’art. 10 della L. 146/98) relativamente a:
società cooperative a mutualità prevalente di cui all’art. 2512 c.c. (nella risoluzione n. 330/2007 l’Agenzia delle Entrate aveva, invece, precisato che gli studi di settore non si applicano alle cooperative che svolgono attività “esclusivamente” a favore di soci, associati o utenti, mentre trovano applicazione per le cooperative a mutualità prevalente);
– soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali;
– soggetti che esercitano in maniera prevalente l’attività contraddistinta dal codice 64.92.01 – “Attività dei consorzi di garanzia collettiva fidi” – e dal codice 66.19.40 – “Attività di Bancoposta”.

Nei confronti di tali soggetti, i risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore possono essere utilizzati esclusivamente per la selezione delle posizioni soggettive da sottoporre a controllo con le ordinarie metodologie e non rilevano ai fini dell’applicazione dell’art. 10 comma 4-bis della L. 146/98 (norma che dispone l’esonero dagli accertamenti di tipo presuntivo in materia di imposte dirette ed IVA per i contribuenti che dichiarano ricavi o compensi pari o superiori al livello di congruità, qualora l’ammontare delle attività non dichiarate, con un massimo di 50.000 euro, sia pari o inferiore al 40% dei ricavi o compensi dichiarati).

April 20, 2011

La notifica di un atto può essere effettuata anche con consegna al portiere e non all’amministratore. Corte di cassazione – Sez. III civile – Sentenza 15 aprile 2011 n. 8274


Corte di cassazione – Sez. III civile – Sentenza 15 aprile 2011 n. 8274

E’ ammessa la notificazione al condominio nello stabile condominiale, ai sensi dell’art. 139 c.p.c.2 (piuttosto che, ai sensi degli artt. 137 e ss.), anche a persona diversa dall’amministratore, purché, nel palazzo, si trovino locali destinati allo svolgimento e alla gestione delle cose e dei servizi comuni, come la portineria, idonei a configurare un ufficio dell’amministratore, dovendo, in mancanza, essere eseguita presso il domicilio privato di quest’ultimo.

Nel caso di specie, la notificazione della sentenza di 1° nei confronti del condominio è stata indirizzata allo stabile condominiale e qui è stata fatta con consegna di copia a mani della signora condomina, incaricata al ritiro, capace, che ne cura la consegna in precari assenza del destinatario e delle altre persone abilitate per legge alla ricezione degli atti.
richiamando il principio di cui sopra, non è necessario, per invalidare una notificazione siffatta, che si contesti la qualità dichiarata dal consegnatario, poiché proprio tale qualità, considerata in sé e per sé, non è sufficiente a far ritenere validamente perfezionata la notificazione nei confronti del condominio fatte nello stabile condominiale: non è, infatti, sufficiente allo scopo la consegna dell’atto ad uno dei condomini, anche se incaricato al ritiro ed anche se capace, dovendo risultare dalla relazione di notificazione ovvero altrimenti dallo stato dei luoghi quale richiesto dalla giurisprudenza su richiamata”.

L’onere della prova relativa non incombe al destinatario dell’atto, come è la regola quando si contesti la validità di una notificazione che risulta effettuata con il rispetto delle modalità richieste dalla legge e che si atteggia come prova volta a negare che, nel singolo caso, tali modalità siano state rispettate. Infatti, nel caso di specie, dal tenore della relazione di notificazione non è desumibile prima facie la regolarità della notificazione destinata al condominio, in persone del suo amministratore pro-tempore, effettuata però presso lo stabile condominiale a persona diversa dell’amministratore (a differenza di quanto invece si sarebbe avuto se, per esempio, dalla relata di notificazione fosse risultata la consegna al “portiere” o ad altra persona incaricata presso un apposito “ufficio dell’amministratore” interno all’edificio condominiale); pertanto, sarebbe stato onere del notificante dimostrare che la notificazione, malgrado il tenore della relazione dell’ufficiale giudiziario, fosse stata fatta con le modalità richieste quando destinatario sia un condominio.

In mancanza, la notificazione, destinata all’amministratore del condominio, ma fatta presso l’edificio condominiale al singolo condomino, anche se qualificatosi come incaricato al ritiro, è da ritenersi nulla.

April 20, 2011

Danni da infiltrazioni. Responsabiiltà. (Trib. Bari 11 novembre 2010 n. 3360)


In linea generale, responsabile di danni di tal natura è sempre il proprietario della struttura da cui lo stesso proviene.

Si tratta di una forma di responsabilità oggettiva ricadente nell’ambito di applicazione dell’art. 2051 c.c. (Danni da cose in custodia). In questo contesto, sul finire del 2010, recependo il consolidato orientamento di legittimità, il Tribunale di Bari ha avuto modo di specificare che “ ai fini della responsabilità per le cose in custodia, poi, è necessario e sufficiente che esse abbiano partecipato alla produzione del danno secondo i comuni criteri della causalità giuridica, caratterizzata dai requisiti della adeguatezza e della regolarità […]. Il custode, per liberarsi dalla presunzione di responsabilità per il danno cagionato dalla cosa, deve provare che esso si è verificato per caso fortuito tale da impedirgli di prevenire l’evento dannoso o di ridurne le conseguenze, dovendo altrimenti rispondere almeno per la parte di danni che avrebbe potuto evitare (Cass. N. 5007/96; Cass. n. 5539/97)”.

April 20, 2011

Rifacimento della facciata. Tutti i condomini, anche quelli occupanti il piano terra, devono partecipare alle spese. Trib. di Palermo, sentenza 1 febbraio 2011.


Nel testo della pronuncia si afferma che “ secondo l’insegnamento della Suprema Corte, dal quale questo giudice non ha motivo di discostarsi" le partì comuni di un edificio formano oggetto di un compossesso pro indiviso che si esercita diversamente a seconda che le cose, gli impianti ed i servizi siano oggettivamente utili alle singole unità immobiliari, a cui sono collegati materialmente o per destinazione funzionale (come ad esempio per suolo, fondazioni, muri mastri, facciata, lastrici solari ecc. (Cass. 16496/2005)) e ancora " la facciata di prospetto di un edificio rientra nella categoria dei muri maestri ed, al pari di questi, costituisce una delle strutture essenziali ai fini dell’esistenza stessa dello stabile Unitariamente considerato, sicché nell’ipotesi di condominialità del fabbricato, ai sensi dell’art. 1117 c.c. ricade necessariamente tra le parti oggetto di comunione fra ì comproprietari delle diverse porzioni dello stesso, e resta destinata indifferenziatamente al servizio di tutte tali porzioni, con la conseguenza che le spese della sua manutenzione devono essere sostenute dai relativi titolari in misura proporzionale al valore delle rispettive proprietà (Cass. 945/1998 citata dagli intervenienti Af. – Ma..) Posta la natura di parte comune del prospetto, per le considerazioni che precedono, poiché il titolo non prevede diversamente, ne segue che anche i proprietari delle "botteghe" sono tenuti a concorrere alle spese di manutenzione del prospetto, deliberate dall’assemblea”.

April 20, 2011

Lo “spesometro”


Con il Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n. 2010/184182 del 22 dicembre2010, sono state fornite le istruzioni per attuare l’obbligo di comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto di importo non inferiore a 3.000 euro introdotto dall’articolo 21 del DL 31 maggio 2010, n. 78.

L’obbligo è previsto per tutti i soggetti passivi relativamente alle cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute, per le quali, nel corso del periodo d’imposta, i corrispettivi dovuti dal cessionario o committente, o al cedente o prestatore, secondo le condizioni contrattuali, hanno superato la soglia dei 3.000 euro, al netto dell’imposta applicata.

La soglia è stata elevata a euro 3.600, comprensiva dell’imposta sul valore aggiunto, per le operazioni non soggette all’obbligo di fatturazione.

Le regole a regime

L’obbligo ricade sui soggetti passivi IVA e riguarda le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute, con corrispettivi pari o superiori a 3.000 euro (di imponibile, IVA esclusa). Se non c’è obbligo di emissione della fattura, il limite è elevato 3.600 euro (IVA compresa).

La comunicazione, telematica, va effettuata entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.

A queste regole, principali, il provvedimento ha aggiunto alcune semplificazioni che valgono “a regime”:

 per taluni tipi di contratti, caratterizzati dalla “continuità” della prestazione, è stato previsto che i 3.000 euro vadano computati con riferimento al totale dei corrispettivi dell’anno solare. Si tratta dei contratti d’appalto, fornitura, somministrazione e, in generale, tutti quei contratti da cui derivano corrispettivi periodici. Se, poi, più contratti sono collegati fra loro, per il calcolo dei 3.000 euro vanno sommati i corrispettivi previsti per ognuno di essi;

• sono escluse dalla comunicazione le operazioni già monitorate dall’Amministrazione finanziaria. Il riferimento è, principalmente, alle operazioni con Paesi “black list” e a quelle che hanno per oggetto le comunicazioni all’Anagrafe tributaria imposte dall’articolo 7 del DPR 605/1973 (comunicazioni degli operatori finanziari, degli amministratori di condominio, quelle relative a contratti di assicurazione e di somministrazione di energia elettrica, di servizi di telefonia, fissa, mobile e satellitare, di servizi idrici e del gas). Sono escluse dall’obbligo anche le importazioni e le cessioni all’esportazione (articolo 8, comma 1, lettere a e b, del DPR 633/1972).

Periodo di prova: anno 2010 e primi mesi 2011

Alcune disposizioni, invece, sono transitorie e valgono solo per i primi periodi di applicazione delle nuove norme. Per l’anno 2010, primo anno di applicazione, la soglia è fissata a 25.000 euro e la trasmissione ha scadenza il prossimo 31 ottobre.

Inoltre la comunicazione è stata limitata alle sole operazioni soggette a obbligo di fatturazione con un’esclusione temporanea che, in realtà, si estende anche oltre il 2010, coprendo le operazioni non soggette all’obbligo di emissione della fattura effettuate fino al 30 aprile 2011.

Dati da comunicare

La comunicazione è effettuata per via telematica, attraverso Fisconline o Entratel oppure avvalendosi degli intermediari abilitati alla trasmissione delle dichiarazioni. Questi gli elementi da indicare:

• l’anno di riferimento;

• la partita IVA o, in mancanza, il codice fiscale del cedente, prestatore, cessionario o committente;

• per i soggetti non residenti nel territorio dello Stato, privi di codice fiscale, il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il sesso, la residenza e, se diverso, anche il domicilio fiscale, l’attività esercitata e l’eventuale ditta, se persone fisiche; oppure la natura giuridica, la denominazione, la ragione sociale o la ditta, la sede legale o, in mancanza, quella effettiva, il domicilio fiscale l’attività esercitata, se soggetti diversi dalle persone fisiche;

• i corrispettivi dovuti dal cessionario o committente al cedente o prestatore, secondo le condizioni contrattuali, l’IVA o l’indicazione che si tratta di operazioni non imponibili o esenti; se non c’è l’obbligo di fattura, vanno indicati i corrispettivi comprensivi di IVA.

Sanzioni

Per l’omissione delle comunicazioni, ovvero per la loro effettuazione con dati incompleti o non veritieri si applica la sanzione di cui all’articolo 11 del D.Lgs. 18 dicembre 1997 n. 471 (da 258 a 2.065 euro).

April 20, 2011

Lo “spesometro”


 

Con il Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n. 2010/184182 del 22 dicembre 2010, sono state fornite le istruzioni per attuare l’obbligo di comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto di importo non inferiore a 3.000 euro introdotto dall’articolo 21 del DL 31 maggio 2010, n. 78.

L’obbligo è previsto per tutti i soggetti passivi relativamente alle cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute, per le quali, nel corso del periodo d’imposta, i corrispettivi dovuti dal cessionario o committente, o al cedente o prestatore, secondo le condizioni contrattuali, hanno superato la soglia dei 3.000 euro, al netto dell’imposta applicata.

La soglia è stata elevata a euro 3.600, comprensiva dell’imposta sul valore aggiunto, per le operazioni non soggette all’obbligo di fatturazione.

 

Le regole a regime

L’obbligo ricade sui soggetti passivi IVA e riguarda le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute, con corrispettivi pari o superiori a 3.000 euro (di imponibile, IVA esclusa). Se non c’è obbligo di emissione della fattura, il limite è elevato 3.600 euro (IVA compresa).

La comunicazione, telematica, va effettuata entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.

A queste regole, principali, il provvedimento ha aggiunto alcune semplificazioni che valgono “a regime”:

• per taluni tipi di contratti, caratterizzati dalla “continuità” della prestazione, è stato previsto che i 3.000 euro vadano computati con riferimento al totale dei corrispettivi dell’anno solare. Si tratta dei contratti d’appalto, fornitura, somministrazione e, in generale, tutti quei contratti da cui derivano corrispettivi periodici. Se, poi, più contratti sono collegati fra loro, per il calcolo dei 3.000 euro vanno sommati i corrispettivi previsti per ognuno di essi;

• sono escluse dalla comunicazione le operazioni già monitorate dall’Amministrazione finanziaria. Il riferimento è, principalmente, alle operazioni con Paesi “black list” e a quelle che hanno per oggetto le comunicazioni all’Anagrafe tributaria imposte dall’articolo 7 del DPR 605/1973 (comunicazioni degli operatori finanziari, degli amministratori di condominio, quelle relative a contratti di assicurazione e di somministrazione di energia elettrica, di servizi di telefonia, fissa, mobile e satellitare, di servizi idrici e del gas). Sono escluse dall’obbligo anche le importazioni e le cessioni all’esportazione (articolo 8, comma 1, lettere a e b, del DPR 633/1972).

 

Periodo di prova: anno 2010 e primi mesi 2011

Alcune disposizioni, invece, sono transitorie e valgono solo per i primi periodi di applicazione delle nuove norme. Per l’anno 2010, primo anno di applicazione, la soglia è fissata a 25.000 euro e la trasmissione ha scadenza il prossimo 31 ottobre.

Inoltre la comunicazione è stata limitata alle sole operazioni soggette a obbligo di fatturazione con un’esclusione temporanea che, in realtà, si estende anche oltre il 2010, coprendo le operazioni non soggette all’obbligo di emissione della fattura effettuate fino al 30 aprile 2011.

Dati da comunicare

La comunicazione è effettuata per via telematica, attraverso Fisconline o Entratel oppure avvalendosi degli intermediari abilitati alla trasmissione delle dichiarazioni. Questi gli elementi da indicare:

• l’anno di riferimento;

• la partita IVA o, in mancanza, il codice fiscale del cedente, prestatore, cessionario o committente;

• per i soggetti non residenti nel territorio dello Stato, privi di codice fiscale, il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il sesso, la residenza e, se diverso, anche il domicilio fiscale, l’attività esercitata e l’eventuale ditta, se persone fisiche; oppure la natura giuridica, la denominazione, la ragione sociale o la ditta, la sede legale o, in mancanza, quella effettiva, il domicilio fiscale l’attività esercitata, se soggetti diversi dalle persone fisiche;

• i corrispettivi dovuti dal cessionario o committente al cedente o prestatore, secondo le condizioni contrattuali, l’IVA o l’indicazione che si tratta di operazioni non imponibili o esenti; se non c’è l’obbligo di fattura, vanno indicati i corrispettivi comprensivi di IVA.

 

Sanzioni

Per l’omissione delle comunicazioni, ovvero per la loro effettuazione con dati incompleti o non veritieri si applica la sanzione di cui all’articolo 11 del D.Lgs. 18 dicembre 1997 n. 471 (da 258 a 2.065 euro).

April 19, 2011

Cedolare secca: come si calcola e modalità di versamento


L’ importo della nuova imposta (“cedolare secca”) si calcola applicando un’aliquota del 21% sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti.

E’ stata introdotta, inoltre, un’aliquota ridotta del 19% per i contratti di locazione a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate:

  • nei comuni con carenze di disponibilità abitative (articolo 1, lettera a) e b) del dl 551/1988). Si tratta, in pratica, dei comuni di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia e dei comuni confinanti con gli stessi nonché gli altri comuni capoluogo di provincia
  • nei comuni ad alta tensione abitativa (individuati dal Cipe)

    La cedolare deve essere versata entro il termine stabilito per il versamento Irpef (acconto e saldo).

    Per il 2011, l’acconto deve essere versato nella misura dell’85% e, a partire dal 2012, nella misura del 95%.

    Il versamento dell’acconto deve essere effettuato con gli stessi criteri di versamento dell’acconto Irpef, e quindi in un’unica soluzione, entro il 30 novembre 2011, se l’importo è inferiore a euro 257,52. Se l’importo dovuto è superiore a euro 257,52, si versa in due rate, di cui:

    • la prima, del 40%, entro il 16 giugno 2011 oppure entro il 18 luglio 2011 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse
    • la seconda, del restante 60%, entro il 30 novembre 2011.

    L’acconto non è dovuto se il contratto è stipulato nel mese in cui cade il termine del versamento. In particolare:

    • l’acconto da versare entro il 16 giugno è dovuto per i contratti stipulati entro il 31 maggio e non è dovuto per i contratti stipulati a partire dal 1° giugno
    • l’acconto da versare entro il 30 novembre è dovuto se il contratto è stipulato entro il 31 ottobre.

    L’acconto non deve essere versato per i contratti stipulati a partire dal 1° novembre.

    A partire dal 2012 l’acconto (pari al 95%) potrà essere calcolato anche con il metodo storico, sulla cedolare secca dell’anno precedente.

    Chi intende avvalersi del regime della cedolare secca può esercitare l’opzione in sede di registrazione del contratto compilando il modello semplificato Siria – pdf (approvato con provvedimento del 7/04/2011) oppure il modello 69 – pdf.

    Modello semplificato Siria

    Il modello semplificato Siria può essere utilizzato solo se:

    • il numero dei locatori (proprietari) e dei conduttori (affittuari) non è superiore a tre
    • tutti i locatori esercitano l’opzione per la cedolare secca
    • si è in presenza di una sola unità abitativa e un numero di pertinenze non superiore a tre
    • tutti gli immobili sono censiti con attribuzione di rendita
    • il contratto contiene esclusivamente il rapporto di locazione.

    Il modello semplificato Siria deve essere presentato dal locatore se abilitato ai servizi telematici o tramite un intermediario abilitato (professionisti, associazioni di categoria, Caf, ecc.) esclusivamente in via telematica utilizzando il software di compilazione messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

    Il modello deve essere presentato entro i termini  previsti per la registrazione del contratto di locazione, cioè entro 30 giorni dalla data della stipula del contratto. Se la data di decorrenza è anteriore alla data della stipula,  la denuncia (il modello Siria) deve essere trasmessa  entro 30 giorni dalla data di decorrenza.

    Per la registrazione tardiva del contratto di locazione è necessario recarsi presso un ufficio dell’Agenzia.

    Modello 69

    Il modello 69 deve essere utilizzato, invece, quando non ricorrono i requisiti per utilizzare quello semplificato. Il modello 69 va compilato per le proroghe, risoluzioni anticipate, ecc.

    Per i contratti per i quali non c’è l’obbligo di registrazione in termine fisso (locazioni “brevi”), il locatore può applicare la cedolare secca direttamente nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale è prodotto il reddito oppure esercitare l’opzione in sede di registrazione in caso d’uso o di registrazione volontaria del contratto.

    Se, in sede di registrazione, il locatore non effettua l’opzione nella prima annualità del contratto può comunque esercitarla per le annualità successive utilizzando il modello 69 entro il termine per il versamento dell’imposta di registro. L’opzione va esercitata nello stesso modo in caso di proroga, anche tacita, del contratto di locazione.

    durata del contratto o della proroga o per il residuo periodo nei casi in cui l’opzione viene esercitata per le annualità successive.

    Il locatore ha la facoltà di revocare l’opzione durante ciascuna annualità contrattuale successiva a quella in cui è stata esercitata l’opzione.

    La revoca deve essere effettuata entro il termine previsto per il pagamento dell’imposta di registro relativa all’annualità di riferimento e obbliga al versamento della stessa imposta.

    Resta salva la facoltà di esercitare l’opzione nelle annualità successive.

    Il reddito assoggettato a cedolare:

    • è escluso dal reddito complessivo
    • sul reddito assoggettato a cedolare e sulla cedolare stessa non possono essere fatti valere rispettivamente oneri deducibili e detrazioni
    • il reddito assoggettato a cedolare deve essere compreso nel reddito ai fini del riconoscimento della spettanza o della determinazione di deduzioni, detrazioni  o benefici di qualsiasi titolo collegati al possesso di requisiti reddituali (determinazione dell’Isee, determinazione del reddito per essere considerato a carico).
April 19, 2011

Cedolare secca sugli affitti: tempistiche e modalità di applicazione


C’è tempo fino al 6 giugno per registrare i contratti di locazione i cui termini di registrazione scadono dal 7 aprile e fino a quella data (6 giugno) e scegliere se avvalersi della cedolare secca.

Questa finestra temporale è concessa, in applicazione all’art. 3 comma 2 dello Statuto del contribuente (legge 212 del 2000), per dare tempo agli interessati di conoscere la nuova normativa ed eventualmente esercitare l’opzione con più consapevolezza.

E’ stata introdotta a partire dal 2011 la "cedolare secca sugli affitti". Si tratta di un’imposta che sostituisce quelle attualmente dovute sulle locazioni (articolo 3 del dlgs 23/2011). E’ un regime facoltativo e si applica in alternativa a quello ordinario.

La cedolare secca, in pratica, sostituisce:

  • l’Irpef e le relative addizionali
  • l’imposta di registro
  • l’imposta di bollo.

E ancora:

  • l’imposta di registro sulle risoluzioni e proroghe del contratto di locazione
  • l’imposta di bollo, se dovuta, sulle risoluzioni e proroghe del contratto

Possono optare per il regime della cedolare secca le persone fisiche titolari del diritto di proprietà o del diritto reale di godimento (per esempio, usufrutto) su unità immobiliari abitative locate.

L’opzione non può essere effettuata nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni.

Non possono aderire al nuovo regime le società e gli enti non commerciali.

Contitolarità

In caso di contitolarità dell’immobile l’opzione deve essere esercitata distintamente da ciascun locatore.

I locatori contitolari che non esercitano l’opzione sono tenuti al versamento dell’imposta di registro calcolata sulla parte del canone di locazione loro imputabile in base alle quote di possesso. Deve essere comunque versata l’imposta di bollo sul contratto di locazione.

L’imposta di registro deve essere versata per l’intero importo stabilito nei casi in cui la norma fissa l’ammontare minimo dell’imposta dovuta.

L’opzione può essere esercitata in relazione a ciascuna unità immobiliare ad uso abitativo e alle relative pertinenze locate congiuntamente all’abitazione.

Sono interessate, quindi, soltanto:

  • le unità abitative accatastate nelle categorie da A1 a A11 esclusa l’A10 (uffici o studi privati)
  • le relative pertinenze (solo se locate congiuntamente all’abitazione).

La nuova tassazione sostitutiva non si applica agli immobili strumentali o relativi all’attività di impresa o di arti e professioni.

Contratti misti

Se il contratto di locazione ha ad oggetto unità immobiliari abitative per le quali viene esercitata l’opzione per l’applicazione della cedolare secca e altri immobili per i quali non è esercitata l’opzione l’imposta di registro è calcolata:

  • sui soli canoni riferiti agli immobili per i quali non è stata esercitata l’opzione
  • sulla parte di canone imputabile a ciascun immobile in proporzione alla rendita, se il canone è stato pattuito unitariamente.

    Il locatore (proprietario) che decide di avvalersi del nuovo regime deve darne comunicazione al conduttore (affittuario).

    La comunicazione va effettuata con raccomandata e deve contenere la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente.

    Attenzione: la comunicazione è obbligatoria e deve essere inviata prima di esercitare l’opzione. Il mancato invio rende inefficace l’opzione stessa (articolo 3, comma 11 del dlgs 23/2011).